Marco Bedini, primo allenatore di Nicolò al Fontanelle, squadra di Gubbio, ci ha raccontato la punta del Bruges, prossimo avversario dell’Inter in Champions
Nicolò Tresoldi ha iniziato a segnare di fronte a spettatori insoliti: i girasoli. Aveva 12 anni, giocava sotto età ed era la punta del Fontanelle di Marco Bedini, in un campetto di campagna accanto a un campo di girasoli. Nel 2016-17 l’ha visto segnare 12 gol contro ragazzini di due anni più grandi e incassare svariati “no” in giro per l’Italia. “Provò con Atalanta, Milan, Fiorentina, Bologna, Juve. “Abbiamo già giocatori di quel livello”, sostenevano. Una volta lo dissero anche a me. Il bello è che Nico tornava a Gubbio come se nulla fosse e ricominciava a segnare”. Accanto ai girasoli.
le origini di tresoldi
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Il Fontanelle è in mezzo alla campagna umbra, alle porte di Gubbio, la città di Don Matteo. Tresoldi, punta del Bruges e prossimo avversario dell’Inter in Champions, ha giocato qui un annetto e poi è volato ad Hannover con la sua famiglia. Papà Emanuele, ex centrale difensivo di Atalanta e Ravenna, campione d’Europa con l’Under 21 nel 1994, “l’ha sempre seguito in silenzio, dietro le quinte”. Parola di Marco, il primo a credere in quel ragazzino smilzo. “Lo schierai centravanti nonostante non avesse una struttura fisica di un certo tipo. Era parte di un progetto concordato col papà e col responsabile del settore giovanile dell’epoca. Nicolò non aveva mai giocato a pallone a quel livello, nei Giovanissimi Regionali”. Era fissato col tennis e si divertiva lì. “Per un po’ ha diviso la racchetta con le scarpette da calcio, saltò la categoria Esordienti per tirare di dritto e di rovescio. A volte, durante la settimana, saltava gli allenamenti perché era in giro a fare dei provini”.
la dedica per il suo amico
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Tresoldi segnava anche a calcetto: “Facevamo doppia attività, calcio e calcio a cinque. Lui faceva la differenza in tutti e due i campi”. Nell’estate del 2017 salutò l’Italia per via del lavoro della madre, responsabile delle hostess di una compagnia aerea. Destinazione Hannover, in Germania, la città dei due fiumi, il Leine e l’Ihm. Lì i girasoli non ci sono. “All’inizio non fu facile, ma la famiglia è sempre stata fondamentale. L’hanno seguito e incoraggiato in modo sano. Parliamo di un ragazzo sensibile, sempre sorridente, con un grande senso del gruppo. In una delle ultime partite di campionato preparò una maglia per un compagno che si era fatto male alla tibia. Perdevamo 2-0 a fine primo tempo, la ribaltammo e vincemmo 3-2. Nicolò non segnò, ma a fine gara, nello spogliatoio, mostrò la maglia con orgoglio. C’era scritto “forza Carlo””. Marco ci ha girato anche la foto: “Ogni tanto torna a Fontanelle e va a trovare i suoi vecchi amici al campetto. È rimasto parecchio legato alle sue origini, ma non mi chieda se sceglierà Italia o Germania perché non lo so. Deciderà il cuore”.
tresoldi e inzaghi
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Nicolò giocherà per la prima volta a San Siro. L’anno scorso ha vinto il campionato col Bruges da capocannoniere con venti gol. “Già a 12 anni segnava in tutti i modi: d’astuzia, di rapina, col destro, col sinistro e di testa. Il repertorio che vediamo ora. Del resto, uno dei suoi idoli, da tifoso rossonero, è sempre stato Pippo Inzaghi”. A volte lo imitava pure”. Ogni tanto facevamo allenamenti specifici per migliorare i movimenti e far capire al ragazzo come comportarsi in area di rigore. E lui eseguiva, sempre col sorriso”. Martedì sfiderà l’Inter per il derby di una vita: “Sono cresciuto tifando Milan – ha raccontato una volta Nicolò -, lo seguo tuttora. Devo tutto a mio nonno: era milanista ed è stato il maestro di golf di Van Basten”. San Siro lo aspetta. Magari spunterà pure un girasole.
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