Cosa cambia per i CMO: le 3 implicazioni strategiche
Per chi guida il marketing, la Personal Intelligence non è solo una novità tecnologica. È un segnale chiaro di dove si sposteranno attenzione, budget e conversioni.
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Il tramonto della “keyword secca”
Se l’AI Mode permette agli utenti di essere meno specifici nelle query (perché il contesto lo fornisce Google), la SEO tradizionale basata esclusivamente sulle parole chiave perderà terreno a favore della SEO semantica e della GEO AI search. I brand dovranno posizionarsi come soluzioni rilevanti all’interno di conversazioni private e contesti d’uso specifici.
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La centralità del First-Party Data
In un ecosistema in cui Google personalizza i risultati in base ai dati dell’utente, la capacità di un brand di essere presente nella posta in arrivo (Gmail) o nei ricordi digitali (Foto) diventa un vantaggio competitivo reale.
Email marketing, CRM e loyalty non sono più canali separati: alimentano il contesto in cui l’AI decide quali brand suggerire. È qui che le strategie data-driven fanno la differenza.
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Trust e privacy come leve di conversione
Google ha chiarito che la Personal Intelligence è opt-in e che i dati personali non verranno utilizzati per addestrare modelli futuri. Per un CMO questo conferma un trend irreversibile: la trasparenza è il nuovo marketing.
Gli utenti scambieranno i propri dati solo con piattaforme e brand percepiti come affidabili. La fiducia diventa un moltiplicatore di performance, non un valore accessorio.